Elezioni politiche 2013: abbiamo perso

Sì, lo so, manca ancora un mese alle elezioni, ma l’esito è talmente scontato che non vale la pena perdere altro tempo. Abbiamo perso. Noi, cittadini italiani abbiamo perso.

Hanno vinto invece i partiti, i politicanti di alto bordo, i benpensanti pronti a vendersi al primo che passa; ha vinto il solito vecchio modo di gestire la politica, fatto di slogan vuoti, ipocrisia, belle parole e colpi bassi. I programmi? Le proposte? No, mi spiace, per questi non c’è spazio. Soprattutto in una campagna elettorale dall’esito scontato.

Vincerà il PD; vincerà, e Bersani sarà incaricato di formare il governo. Ma non potrà farlo da solo, perché i voti catturati da Grillo, Ingroia e Monti saranno sufficienti ad impedire che il PD possa governare in autonomia. Una cambiale da pagare all’Europa e alle metastasi finanziarie che la intossicano: certo, il PD è sempre stato prono ai voleri di Bruxelles, ma qualcuno ha preferito farsi un’assicurazione per evitare qualsiasi tentazione. L’Italia è, suo malgrado, un elemento fondamentale della stabilità europea, ed è necessario, soprattutto ora con le elezioni tedesche in vista, che vada dritta per la strada che Monti ha tracciato. Senza alcuna deviazione.

Così sono stati messi in competizione Monti, che non aveva alcun motivo per farlo, e Ingroia, che invece aveva molti motivi per non farlo. E per avere la massima garanzia che il PD non possa farcela da solo, si ricorre anche a colpi bassi, come la storia di questi giorni che riguarda il Monte dei Paschi di Siena; situazione che, beninteso, è un problema reale e grave, ma non è né nuovo né circoscritto alla banca senese. Non è nuovo perché, come scrivevo già sette mesi fa (perfino io che non ho fonti particolari), MPS sopravvive da anni grazie ai miliardi pubblici; non è circoscritto perché rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema bancario che non si regge, in Italia come all’estero. Tirare fuori questo argomento in campagna elettorale rende quindi evidente la volontà di colpire il PD (che comunque se lo merita) e di metterlo in difficoltà.

Potremmo poi parlare dei colpi bassi che vengono menati direttamente sulla testa dei comuni cittadini. A cosa servono tutti gli scandali sulle malversazioni dei politici che da mesi imperversano con ritmo crescente? Ad allontanare sempre più persone dalla politica, perché, con buona pace di chi vede nell’astensione una forma di protesta potenzialmente efficace, meno persone votano, più facile per i partiti è controllare l’esito delle elezioni.

Abbiamo perso, perché non c’è una sola forza tra quelle in competizione che abbia una proposta realmente alternativa. Intendiamoci, non parlo di singoli provvedimenti su questo o quell’argomento; da questo punto di vista qualche buona idea in circolazione c’è, ma si tratta, appunto, di interventi specifici relativi ad un ambito ben definito. L’alternativa che manca è quella di un progetto di largo respiro, di un’idea di società che si vuole realizzare. Sento già il grido di orrore: “ma un progetto politico come lo intendi tu richiede un’ideologia, roba del secolo scorso!

Senza strapparsi le vesti, è vero che le ideologie affermatesi nel secolo scorso hanno in larga parte fallito, portando ad eccessi tristemente noti. Rinunciare però ad avere un progetto globale, un insieme strutturato di idee sul quale innestare poi in modo coerente i singoli interventi, è un rimedio peggiore del male; la dimostrazione è nel fallimento di tutti quei movimenti che si sono concentrati su singoli temi, a partire dai Verdi.

Tra i soggetti che si presentano alle elezioni, l’unica realtà con qualche differenza sostanziale (ma mi riferisco alla base, non certo ai vertici) rispetto agli altri partiti è il Movimento 5 stelle di Grillo; peccato che, al di là delle buone intenzioni, non abbiano un progetto politico, e le loro proposte siano un’accozzaglia incoerente, solo in parte condivisibile e gravemente incompleta. Sul resto dei candidati non vale neanche la pena di perdere tempo a discuterne: è sempre la solita cerchia di soggetti a caccia di poltrone, capace di garantire, in cambio di qualche briciola, la continuità del sistema di potere in cui viviamo.

Abbiamo perso, perché non si è riusciti a costruire una forza che mettesse insieme le tante realtà che combattono il sistema. Iniziative in questo senso ce ne sono state diverse negli anni scorsi, ma sono tutte fallite, principalmente per i personalismi di chi deve sempre emergere o per l’incapacità (spesso dettata da mala fede) di accettare la rottura netta con i partiti attuali; una rottura che, essendo tutti i partiti del centro-destra-sinistra rappresentazione del sistema di potere attuale, è condizione irrinunciabile per chi vuole portare avanti una proposta che sia realmente alternativa.

Quindi?

Ci aspetta un governo, probabilmente presieduto da Bersani con Monti all’economia, che proseguirà sulla strada folle dell’austerità, che non migliorerà la situazione dei conti pubblici né il funzionamento dei servizi pubblici, ma in compenso produrrà ancora più disoccupazione e farà tanto felici i grandi capitalisti esteri che già da qualche mese fanno incetta di aziende italiane.

La notizia buona (se così si può dire) è che non durerà cinque anni; proseguendo con le politiche attuali si arriverà presto ad un livello di criticità tale da produrre (forse non in Italia) un collasso economico e/o sociale. Ovviamente non prima delle elezioni tedesche del prossimo autunno.

Abbiamo perso, ed è inutile continuare a discutere di queste elezioni. C’è da lavorare per le prossime.

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