E finalmente Grillo getta la maschera

E’ sempre antipatico dire “io l’avevo detto”, quindi non lo dirò. Grillo non mi piace, e chi mi legge lo sa, ma non ho mai voluto affondare il colpo sui tanti problemi che da tempo manifesta; ho sempre evitato di chiudere quella porta, perché in fondo, nonostante tutte le mie critiche al personaggio, avevo la speranza che qualcosa di buono ne potesse comunque venire fuori. Fino a ieri.

Leggo questo articolo, e nonostante siano cose in buona parte già ben visibili (non ai fanatici ovviamente) ci resto male, perché vedo la mia speranza liquefarsi. Ma andiamo con ordine, perché l’articolo definisce in modo abbastanza preciso la linea politica di Grillo in campo economico, un settore che finora era rimasto curiosamente fuori dai temi del movimento.

“Il Summit Europeo del 27/28 giugno a Bruxelles è vitale per l’Italia. I limitati spazi di manovra fiscale, dovuti al “Fiscal Compact”, non consentono il rilancio dell’economia. Sarebbe già un successo se l’Italia ritardasse i tempi di rientro sotto il 3% del deficit, come concesso a Francia e Spagna. Invece si tratterà di palliativi sulla lotta alla disoccupazione limitati all’effetto annuncio per prendere tempo fino alle elezioni tedesche di settembre. È su altri punti dell’agenda europea che si deciderà il nostro destino.“

Evidentemente Grillo non sa, e nessuno lo ha informato, che il rientro sotto il 3% del deficit lo abbiamo già realizzato, tanto che la settimana scorsa le istituzioni europee hanno chiuso la procedura di infrazione a nostro carico. La cosa che però a me pare più grave in questo passaggio, è che il fiscal compact non viene messo minimamente in discussione, anzi viene dato per acquisito. Accettare questo, come altri vincoli che ci vengono imposti, significa inchinarsi ai voleri dell’Europa e rinunciare ad essere una nazione sovrana.

“Il piano di privatizzazioni, austerità e nazionalizzazione delle banche con cui il premier sloveno Alenka Bratušek proverà a convincere Bruxelles sulla capacità della Slovenia di farcela da sola difficilmente andrà a buon fine, aprendo le porte ad una richiesta di sostegno europeo. È interesse dell’Italia che le decisioni sulla Slovenia non creino un altro precedente sulle politiche di salvataggio, come nel caso di Cipro. Più l’Italia concederà ingerenze nella gestione dei sostegni agli altri Paesi (vedi tassa sui depositi bancari sopra 100.000 euro a Cipro), più creerà precedenti pericolosi per quando dovrà chiedere aiuto.”

Qui ha ragione. E’ ovvio che se chiedi aiuto a qualcuno poi ti metti nelle sue mani, e permetti a chi ti aiuta di mettere bocca sulle tue questioni interne. Peccato che nella conclusione si dia per scontata la necessità per l’Italia di chiedere un aiuto all’Europa. Un altro passaggio che denota una totale sottomissione ai voleri sovranazionali.

“Chi decide come saranno gli Stati Uniti d’Europa di domani? Perché non un referendum?”

Sul referendum in generale, come strumento per coinvolgere i cittadini nelle scelte fondamentali, sono d’accordo; poi nello specifico bisognerebbe discutere di quali quesiti porre e di tutta un’altra serie di cose su cui invece ho delle perplessità. Ma per la terza volta in poche righe un concetto viene dato per scontato, come se fosse una cosa ovvia della quale non si può discutere: gli stati uniti d’Europa. E chi ha deciso di realizzarli? Ma non ci doveva essere un referendum?

“L’approccio di Monti finalizzato a non chiedere aiuto all’Europa ha fatto l’interesse della Germania, non certo dell’Italia. Cosa aspetta il governo italiano a richiedere il sostegno europeo prima che sia troppo tardi?”

Ma come? Prima dice che non dobbiamo “concedere ingerenze” all’Europa, poi sostiene che dobbiamo sbrigarci a chiedere aiuto. Magari dovremmo presentarci a Francoforte e dire qualcosa come: “Scusate, ci date un centinaio di miliardi che ci facciamo quel che ci pare? Senza rompere, grazie.” Draghi non aspetta altro. Giusto l’estate scorsa aveva detto che qualsiasi aiuto sarebbe stato vincolato a precisi impegni e alla definizione di un dettagliato pacchetto di interventi da applicare. Abbiamo visto come è migliorata la situazione dei greci dopo che hanno chiesto aiuto.

“È fuor di dubbio che sia interesse dell’Italia, se deve rimanere nell’Euro, riprendersi sotto forma di aiuti europei parte dei 125 miliardi di euro di impegni presi con l’Europa all’interno del fondo salva stati (MES) come sta facendo la Spagna.”

Riprendersi? Per la cronaca, gli aiuti che concede l’Europa si chiamano “prestiti”; ragion per cui, non solo non riprendiamo un bel niente, ma poi dovremo anche pagarci sopra gli interessi. E ancora una volta ci infila un concetto che viene dato per acquisito senza discussioni: noi rimaniamo nell’Euro. Per la verità stavolta gli deve essere venuto qualche dubbio perché ci ha messo un “se” davanti, ma il tono è sempre lo stesso di chi prende per buono tutto quello che gli arriva dall’alto.

“Ci sono 650 miliardi di euro di prestiti bancari dati alle PMI in Italia, il 20% con un alto rating e ottimo merito di credito. Da mesi Draghi prova a convincere la Germania di consentire alla BCE di comprare i prestiti delle PMI (buoni e meno buoni) liberando i bilanci delle banche e consentendo loro di sostenere le PMI con nuovi crediti. Una manna per la nostra economia.”

Ma guarda… e io che pensavo che Draghi fosse un bastardo insensibile tutto devoto agli interessi della Troika; scopro invece che è un sant’uomo che da mesi combatte una coraggiosa lotta a favore delle nostre PMI. Chissà perché non se ne è accorto nessuno (a parte Grillo, si intende)? Comunque la proposta è davvero fantastica: i debiti delle PMI nostrane vengono ceduti alla BCE, che poi finanzia le banche italiane, che così hanno liquidità per prestare soldi alle PMI. Non sapevo che raddoppiare i debiti di un’azienda in gergo tecnico si dicesse “manna”. Ah, non si finisce mai di imparare!

Però mi viene un dubbio: circa 18 mesi fa la BCE ha fatto un paio di LTRO per un totale di un migliaio di miliardi, prestiti a tasso bassissimo di cui quasi un terzo sono finiti alle banche italiane, e di questi alle aziende è arrivato… nulla o quasi. La predisposizione delle nostre banche a sostenere l’economia mi sembra bassina; perché mai stavolta dovrebbero comportarsi diversamente?

“Senza l’ancora di salvataggio dell’Unione Bancaria, l’Italia non sarà mai in grado di gestire il peggioramento della crisi restando nell’Euro.”

Ancora? Sta diventando un tormentone. Ma il dubbio che il peggioramento della crisi sia proprio dovuto al fatto che restiamo nell’Euro non gli viene mai?

“Un’ulteriore svalutazione dei prezzi delle case del 10% in Italia farebbe evaporare un terzo del capitale delle banche italiane, a parità di coperture, lasciandoci in mutande. Non è impossibile, considerato che i prezzi delle case sono scesi in Italia del 10% dal 2008 a contro il 35% in Spagna. La correzione in arrivo sul mercato immobiliare italiano avrà effetti pesantissimi sui bilanci delle nostre banche piene di garanzie immobiliari iscritte in bilancio a valori surreali.”

Se è vero che una svalutazione dei prezzi delle case avrebbe effetti pesanti sui bilanci delle banche, è vero anche che questi sono iscritti a valori surreali. Quindi che facciamo, lasciamo tutto così? E’ come dire ad un drogato di continuare a drogarsi perché altrimenti con la crisi di astinenza starà male.

“L’Italia deve avere il coraggio di negoziare un sostegno europeo senza illudere i cittadini che la crescita risolva i problemi. Se l’Europa dirà di no o porrà condizioni inaccettabili per via del nostro debito pubblico andrà comunque bene perché la Germania rivelerà il suo bluff ai mercati.”

Se la crescita non risolve i problemi, tanto meno potrà farlo il sostegno europeo le cui condizioni abbiamo già visto all’opera in Grecia. Chi è che illude i cittadini? Intanto ne approfitta per infilare l’ennesimo concetto indiscutibile: i nostri problemi derivano dal debito pubblico. Peccato che questo sia assolutamente falso, e che il debito pubblico sia una conseguenza e non una causa. Ma per capire questo bisognerebbe andare a vedere qualche dato, e Grillo ha senz’altro di meglio da fare.

“L’Europa, e con lei l’Italia, hanno rinviato troppe decisioni cruciali in nome della crescita, e se non dovesse arrivare, come accade da 10 anni in Italia? […] Senza sistemare le banche, anche a costo di nazionalizzarle, non ci sarà sostegno all’economia e crescita.”

E il fatto che da dieci (e più) anni non ci sia in Italia una crescita decente, non gli dice niente? Cosa è successo poco più di dieci anni fa? Non sarà che anche questo c’entra qualcosa con l’Euro? Bisogna sistemare le banche per ottenere sostegno alla crescita: ma non aveva detto poco sopra che la crescita non risolve i problemi? Mah…

“Con il debito in mano nostra sarà indolore per la Germania affrontare il tema della “ristrutturazione del nostro debito” nella speranza che il problema resti circoscritto ai nostri confini. Con le banche sommerse di debito pubblico a rischio di ristrutturazione è fondamentale per l’Italia avere un accordo sul paracadute europeo per attutire l’impatto drammatico che ne deriverà sulla nostra economia e sul futuro dei nostri figli.”

E per finire dà anche per scontata la necessità di ristrutturare il debito. Quindi dobbiamo chiedere aiuti all’Europa per poter ristrutturare il debito senza troppi problemi; cioè facciamo un debito per cancellare un altro debito. Un affarone!

Grillo si mostra finalmente per quello che è: un sostenitore dell’Europa, dei mercati finanziari, della logica che vuole la cancellazione degli stati nazionali, del progetto degli stati uniti d’Europa. E’ la stessa logica di Monti, che a questo punto non si sa a che titolo criticava, e di Letta, per il quale invece trapela una certa simpatia. Il fatto che tutto questo venga spalmato sulla nostra testa senza un minimo coinvolgimento, in barba a qualsiasi principio democratico, fregandosene delle drammatiche conseguenze di tutto ciò, non lo preoccupa affatto. Ah già, il referendum… Certo chiediamo un bel referendum così ci mettiamo la coscienza a posto; tanto non diciamo quali sono i contenuti esatti, e comunque non ce lo faranno fare, e in ogni caso con lo stato dell’informazione italiana non c’è pericolo che qualcuno capisca effettivamente cosa c’è in ballo.

Non faccio in tempo a finire queste righe, che arriva un altro articolo sull’argomento.

“Non ci sono alternative: o ristrutturiamo il nostro debito pubblico, di cui la parte all’estero è in prevalenza in mano a Germania e Francia, o ci aspetta il fallimento insieme alla distruzione del tessuto produttivo.”

Ecchecazzo! Non si riesce a stargli dietro… Solo due giorni fa la ristrutturazione del debito pubblico era un rischio, oggi è una strada senza alternative; cos’è successo in 48 ore? I topi gli hanno mangiato il pezzo di cervello rimasto? Non so voi, ma io quando qualcuno mi dice che non ci sono alternative, automaticamente penso che stia cercando di fregarmi. Sono senz’altro fatto male io, ma il tono e il linguaggio sono da terrorista. Sì, questo è terrorismo, della stessa natura di quello che ogni giorno esce da TV e giornali in missione per conto di dio. Del dio denaro, si intende. E io con i terroristi non tratto.

“[Il debito pubblico] E’ una garrota che lentamente strangola il Paese. Il Pil diminuisce, il gettito fiscale pure. Il rapporto tra Pil e debito sta diventando insostenibile. Una via di uscita temporanea sarebbe svalutare la moneta, ma abbiamo perso la sovranità monetaria, la lira non c’è più.“

Continua il messaggio terroristico, si riprende il falso concetto per cui alla base del problema ci sia il debito pubblico, e si torna indietro con la memoria alla Lira. Ecco, bravo, ci sei vicino, fai uno sforzo e prova a chiederti se magari dopo la Lira è successo qualcosa che ci ha creato problemi.

“L’unica possibilità è ristrutturare il nostro debito.”

Niente da fare. Qualcuno dovrebbe spiegargli che una ristrutturazione non servirebbe a niente, ma temo che sarebbe un’impresa titanica.

“Quando il debito sarà tornato in Italia, saremo lasciati al nostro destino. Oggi disponiamo ancora un potere negoziale, in mano abbiamo una pistola carica. Domani sarà troppo tardi. Dobbiamo ristrutturare il debito!”

Quindi, secondo questo ragionamento (se così si può chiamare) dovremmo vendere i nostri titoli di stato all’estero. Così gli interessi li paghiamo a loro invece che ai cittadini italiani: geniale!

Un’altra cosa che qualcuno dovrebbe spiegargli, è che non hanno alcuna intenzione di lasciarci andare, con o senza debito; finché stiamo dentro questa gabbia, la Germania ha un concorrente in meno, può fare la voce grossa, e ci può controllare. Ma per capire questo, ancora una volta, bisognerebbe leggere qualche dato, magari un po’ di storia economica, capire dove e quando sono nati i problemi che abbiamo oggi. Tutte cose un po’ fuori dalla portata di chi si limita a fare l’imbonitore con facili slogan.

Un’ultima osservazione a questo punto è d’obbligo. Ma di tutto questo, alla base del movimento è stato chiesto qualcosa? Il principio del “uno vale uno” è stato applicato? C’è stata una discussione da cui poi sono scaturite queste decisioni?

La risposta è fin troppo evidente: no. E la democrazia diretta, che fine ha fatto caro Grillo? Anche quella deve essere sacrificata sull’altare dei potentati finanziari?

5 thoughts on “E finalmente Grillo getta la maschera

  1. Che dire? sono completamente d’accordo…
    Senza contare che più vado avanti a studiare e più sono consapevole che quest’europa e’ una gran puttanata – da tutti i punti di vista, non solo quello economico che in fin dei conti e’ l’ultimo della fila (non tanto per l’importanza, quanto per funzionamenti, cause ed effetti).
    Io forse sbaglio, ma davvero non mi sto interessando più. Tanto non ho potere decisionale, ne’ divulgativo, ne’ di nessun altro tipo. Però, nel frattempo, studio. e non scrivo e leggo poco, cosi’ non mi distraggo 🙂

    salutti Peppe 🙂

    Gilda

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