Diritto di voto

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Articolo 49 della Costituzione italiana.
Con questo articolo la Costituzione colloca i partiti politici in una posizione fondamentale: essi sono il tramite tra i cittadini e le istituzioni, il mezzo mediante il quale ogni persona può portare il suo contributo alla vita politica del paese. E’ quindi ovvio che il primo compito di un partito è quello di coinvolgere la società nelle scelte che si affrontano, di sollecitarne la partecipazione a tutti i livelli; questo perché l’iniziativa politica non sia prerogativa elitaria di pochi individui, ma partecipazione responsabile che, nella diversità delle opinioni di ciascuno, abbia come fine ultimo il progresso della società civile. Il 12-13 giugno si vota per i referendum sulla legge 40, relativa alla procreazione assistita. Tanto per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, io sono a favore di questa legge e del suo mantenimento; questo in linea generale, perché sono poi necessarie alcune considerazioni su aspetti poco chiari, in qualche caso addirittura contraddittori, della norma. La legge non è perfetta, ma credo che i tagli che i referendum propongono ne determinerebbero il peggioramento.
Mettendo da parte le mie opinioni, vorrei però concentrarmi su un aspetto che ritengo molto importante, e che va al di là di questi referendum. Diversi partiti e rappresentanti politici stanno invitando i cittadini a disertare le urne; ritorna in voga la famosa frase di Craxi “Andate al mare”.
Il non votare è senz’altro una scelta personale legittima, un diritto inalienabile che chiunque deve poter esercitare se lo ritiene opportuno.
Ma un rappresentante politico o, peggio ancora, un partito che invita all’astensione, contraddice in pieno il ruolo che la Costituzione gli ha assegnato; si invitano i cittadini a rinunciare ai propri diritti, a non esercitare la libertà di “concorrere alla determinazione della politica nazionale“.
Il referendum è probabilmente lo strumento più democratico che esista, e non si può accettare che venga rinnegato proprio da chi invece dovrebbe aiutarci e spronarci ad utilizzarlo.
Non è importante, da questo punto di vista, se vinceranno i SI oppure i NO. La cosa essenziale è che vinca la democrazia, e quindi che il maggior numero di persone possibile si esprima, e che le loro scelte vadano poi a determinare quella politica nazionale di cui parla la Costituzione.
Se la gente rinuncerà ad esercitare il suo diritto, allora sarà sconfitto (ancora una volta) l’istituto del referendum, sarà sconfitta la democrazia. Uno dei problemi della nostra povera Italia è proprio la scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica; un fallimento di questo genere sarebbe una ulteriore conferma che a noi italiani non ci frega proprio niente del nostro paese, della società in cui viviamo e, in ultima analisi, di noi stessi.
La critica però va rivolta anche alla Chiesa cattolica, che è l’istituzione che più di ogni altra si sta battendo per l’astensione. Non c’è un articolo della Costituzione che lo dice, ma è fuori dubbio che tra gli scopi della chiesa ci sia quello di formare le coscienze; quale coscienza si vuole formare invitando le persone al disimpegno?
La coscienza si forma e cresce nella vita sociale, partecipando e confrontandosi con gli altri; e cresce soprattutto se è accompagnata dalla responsabilità. Quella responsabilità che ci impedisce di ricorrere a trucchi e scorciatoie per raggiungere i nostri obiettivi.
Perché di questo si tratta: un trucco. Far fallire il referendum con il mancato raggiungimento del quorum, è un trucco per evitare che la legge venga modificata; un trucco che pagheremo a caro prezzo. L’ovvia giustificazione è che altrimenti vinceranno i SI, con la conseguenza che la legge verrà stravolta. Può anche non farci piacere, ma la democrazia è questo.
La democrazia non è frazionabile, o c’è o non c’è. E quando manca la democrazia, prima o poi arriva la dittatura.

I commenti sono chiusi