Diritti riconosciuti, diritti ignorati

La corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver violato i diritti dei gay e ha stabilito che dovrà introdurre il riconoscimento legale per le coppie omosessuali.

Bene. Anzi, male. Significa che gli omosessuali in Italia sono disciminati, il che non è certo una novità; ma se la cosa mi dà fastidio quando avviene in paesi come l’Arabia Saudita, a maggior ragione non è tollerabile quando riguarda il nostro. E non perché noi siamo migliori degli arabi, ma perché il minimo che ci si possa aspettare da chi, come noi appunto, si atteggia sempre a paladino della civiltà, è una attenzione particolare verso chi si trova in condizioni di minoranza.

Ora attendiamo che si scateni il solito pandemonio tra chi pensa che il riconoscimento delle coppie omosessuali possa distruggere l’istituzione familiare tradizionale e chi invece la spaccia come soluzione ai mali del mondo. Due gruppi di idioti, uguali e contrari, dal cui scontro verrà fuori il solito nulla. Con buona pace degli omosessuali che, si tende a dimenticarlo, sono persone come le altre e meriterebbero banalmente di essere trattati come tutti gli altri; senza che sia neanche necessario discuterne.

Sarebbe invece necessario, in un paese civile e normalmente evoluto, discutere di altre questioni, che però vengono rigorosamente ignorate.

Per esempio, perché la corte di Strasburgo, così attenta (giustamente) ai diritti degli omosessuali, non si preoccupa dei diritti dei disoccupati? Forse che i disoccupati sono cittadini di serie B? O forse il lavoro non è un diritto umano da tutelare? Sentire la corte condannare l’Italia (e il resto d’Europa, ovviamente) ad impegnarsi attivamente per raggiungere la piena occupazione sarebbe una gran bella cosa. Ma ovviamente sono solo parole al vento, che lor signori se ne guardano bene dal pronunciarsi su questo argomento: del resto l’unione europea è stata costruita per garantire i profitti della finanza, non certo il lavoro dei cittadini.

Non parliamo poi di diritti ipotetici e velleitari come quello di avere una casa in cui vivere con la propria famiglia, senza il rischio di vedersela portare via a causa di banche che non hanno saputo fare il proprio mestiere.

O del diritto al risparmio (tutelato, in teoria, anche dalla nostra Costituzione) che una volta c’era e ora è solo un vago ricordo o, quando va bene, è solo quello dei genitori o dei nonni senza il quale si rischia di dover andare alla mensa dei poveri.

E che ne è del diritto di chi semplicemente vorrebbe costruire una famiglia? Cosa che sta diventando impossibile per un numero sempre più ampio di persone, quando per il lavoro che non c’è, quando per la casa portata via, quando per i risparmi volatilizzati, quando per le devianze patologiche di qualche bigotto interessato solo a sapere cosa avete in mezzo alle gambe.

Io sono contento che la corte di Strasburgo abbia messo in chiaro che gli omosessuali hanno gli stessi diritti degli altri. Ma non vorrei che questo diventi una operazione puramente cosmetica, funzionale a nascondere ben altre necessità: quei diritti di base, negati proprio dalle istituzioni costruite (teoricamente) per migliorare il benessere dei cittadini.

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