Del valore della moneta e altre stupidate

Ormai la domanda, per quanto si sia tentato di evitarla, è al centro dell’attenzione: “Ce la farà l’Euro a sopravvivere alla crisi?” Che sembra una questione di fondamentale importanza ma è in realtà la cosa più stupida del mondo.
Cosa è l’Euro? E’ una moneta, e quindi uno strumento; uno strumento è qualcosa che utilizzo per uno scopo, non è lo scopo stesso. La moneta non fa eccezione: se il mio scopo è mangiare, uso la moneta per comprare del cibo, ma non posso mangiare la moneta. Di mangiare ho senz’altro bisogno, della moneta ho bisogno solo in quanto mi permette di comprare del cibo; lo scopo finale è mangiare. Se non ho moneta vado dal negoziante e gli propongo di tenergli la contabilità in cambio del cibo; io mangio e per lui cambia poco, tanto se i conti non glieli faccio io dovrà comunque pagare qualcun altro. E’ un baratto, una cosa che esiste e funziona fin dalla notte dei tempi.
Senza voler pensare di tornare al baratto, che è oggettivamente poco pratico, c’è un punto fondamentale nel passaggio che ho descritto, che a dirlo oggi sembra rivoluzionario. Proponendo al negoziante i miei servizi contabili in cambio di cibo, io ho cambiato moneta. Dicevo che la moneta è uno strumento, e in quanto strumento posso sostituirla quando voglio mantenendo fermo il mio obiettivo. Per scrivere posso usare un computer, una macchina per scrivere, una penna, una matita, un pennello, un carboncino o qualsiasi altra cosa; alcuni di questi strumenti saranno più comodi o più efficaci di altri, ma l’obiettivo è sempre lo stesso e viene comunque raggiunto. Per la moneta vale lo stesso discorso, tanto che da quando esiste il concetto di scambio si è cambiato moneta un’infinità di volte. Nonostante questo l’umanità è sopravvissuta e ha continuato a progredire.

Perché allora ci bombardano da tutte le parti con visioni apocalittiche di ciò che potrebbe succedere se l’Euro dovesse scomparire? Perché l’ipotesi che un paese possa abbandonare l’Euro viene presentata come la peggiore delle disgrazie, dalla quale potremmo non riprenderci?
Questa enfasi è dovuta in primo luogo ad un errore di fondo: il considerare la moneta non uno strumento ma un bene, come se avesse un valore in sé. Ma un oggetto ha un valore se posso trarne un beneficio. Con una lampada posso far luce, un pollo posso mangiarlo, e così via. Con la moneta non posso far luce né posso mangiarla; posso comprare la lampada o il pollo, ma è da questi che traggo beneficio, non dalla moneta. La moneta quindi rappresenta un valore, quello dei beni che posso comprarci, ma non ha un valore in sé. Detto così sembra banale e scontato, ma la realtà è che la maggior parte delle persone considera il denaro un valore ed ha quindi una visione totalmente distorta delle cose.
Attribuire un valore alla moneta ci ha portato a desiderarla, a volerla accumulare, ci ha reso avidi, e quindi ci ha impoveriti; al resto ha pensato la finanza che ha trasformato la moneta in una merce, fino al paradosso di trattare la compravendita di moneta, situazione in cui la moneta è contemporaneamente merce e strumento di pagamento di quella merce, cioè di sé stessa. Per non parlare dei derivati, di cui oggi è evidente a tutti la natura truffaldina.

Chiarito questo aspetto, che potremmo definire filosofico, c’è poi un altro aspetto molto pratico alla base di questa campagna di terrore mirata a convincerci che l’Euro non possa e non debba essere abbandonato.
Con l’introduzione dell’Euro si è fatto quello che, già un paio di secoli fa, chiedeva A. M. Rothschild: “Datemi l’opportunità di stampare il denaro di una nazione e posso fregarmene di chi fa le leggi”. Si è dato il potere di stampare e gestire la moneta di un paese, anzi di un intero continente, ad un soggetto terzo, autonomo, libero ed indipendente rispetto al potere politico di quegli stessi stati: la BCE. Fino ad allora ogni stato gestiva la sua moneta e, nel bene e nel male, ne aveva il controllo; con l’Euro si è spezzato definitivamente il legame esistente tra il potere politico e il potere finanziario. In questo modo la finanza, grazie anche al fatto che le transazioni relative a scambi di merci reali non arrivano al 10% del totale, è in grado di assoggettare interi popoli al suo volere.
Ecco perché il ristretto gruppo di persone che controlla la BCE (con contorno di FMI, WTO e compagnia varia) non intende mollare la presa: ha un potere troppo grande per pensare di poterlo perdere. Un potere che viene esercitato senza alcuno scrupolo: poco importa che si debbano impoverire i cittadini, sostituire governi legittimi con altri illegittimi, uccidere persone scomode o addirittura scatenare una guerra. L’importante è non perdere il potere di stampare la moneta.
A che scopo? A consentire ad un sempre più ristretto gruppo di persone di vivere nel lusso, mentre il resto della popolazione scivola progressivamente verso la miseria; uno sbilanciamento che rinnega secoli di conquiste civili e di progresso sociale, ma che è fondamentale per garantire il mantenimento del tenore di vita di chi sta in cima alla piramide.

Così prima ci hanno “aiutato” a cambiare la nostra visione del denaro, fino a considerarlo qualcosa di desiderabile in sé, poi ci hanno spinto ad indebitarci sempre di più facendoci desiderare qualcosa di cui non avevamo un reale bisogno. Come in un casinò noi abbiamo abboccato, e fino ad un certo punto ci hanno fatto vincere per assicurarsi la nostra presenza al tavolo da gioco; quando poi ci siamo accorti che qualcosa non funzionava era troppo tardi, eravamo in perdita e ci hanno presentato il conto.
Ci dicono che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che è necessario fare sacrifici, che i debiti vanno onorati, e che con un comportamento rigoroso ce la possiamo fare: a patto che continuiamo a giocare. E se qualcuno vuole controllare che il mazzo non sia truccato viene subito punito, perché non è permesso avere questi dubbi.
E non è permesso nemmeno alzarsi dal tavolo e smettere di giocare, perché ne basta uno per dare l’esempio, e se i giocatori smettono di giocare il casinò chiude. La verità purtroppo, come ben sanno i giocatori d’azzardo, è che alla fine vince sempre e solo il banco, e i giocatori sono solo polli da spennare.

Lasciando da parte le metafore, la Grecia è già fallita da mesi ma si continua a sostenerla per evitare che abbandoni l’Euro. In Italia, che sta poco meglio della Grecia, è stato necessario un colpo di stato per mettere in piedi un governo amico (della BCE) a garanzia contro un eventuale fallimento. L’Irlanda è fallita ma è bene non parlarne, altrimenti qualcuno potrebbe chiedersi come mai un paese che fino a pochi anni fa otteneva risultati economici eccezionali oggi è ridotta in questo stato. La Spagna si avvicina sempre più al baratro e ci si dovrà inventare qualcosa di veramente grosso per spiegare come mai è arrivata a questo punto avendo i conti in ordine e un debito molto basso.

Cosa succede se un paese decide di abbandonare l’Euro? Non lo so, non lo sa nessuno. Sicuramente non se la passerà affatto bene, ma questo più per le rappresaglie dei gruppi di potere che per i problemi reali di un passaggio del genere. Se comunque l’alternativa è rimanere con il collo dentro al cappio dell’Euro che si stringe sempre più, magari vale la pena di tentare una strada diversa, anche se sconosciuta. La politica di austerità forse ci aiuterà a rimettere i conti in ordine, ma sicuramente ci renderà tutti più poveri; e quando saremo costretti ad accettare qualsiasi compromesso pur di mangiare, sarà gioco facile per gli squali della finanza portare a compimento il loro piano: prendersi tutto quello che c’è di buono e trattarci come forza lavoro a basso prezzo.
Il rischio che stanno correndo quelli che comandano in questo momento è che se un paese salta fuori dall’Euro, apre una strada e, volente o nolente, innesca una reazione a catena; cercano quindi in ogni modo di spegnere questa miccia, ma probabilmente hanno azzardato troppo e il gioco gli è sfuggito di mano. Adesso o tornano indietro, e non credo che lo faranno, o accelerano ulteriormente sperando di riprendere le redini in corsa; in entrambi i casi non sanno bene cosa succederà e questa incertezza, come le sabbie mobili, ci sta lentamente trascinando a fondo.

L’Europa è un bellissimo progetto e potrebbe ancora essere salvata, ma questa gente è interessata solo a mantenere il proprio potere e finirà per distruggere il giocattolo che li ha resi ricchi e potenti. Peccato che dentro al giocattolo ci siamo noi.

One thought on “Del valore della moneta e altre stupidate

  1. Pingback: Euro: storia di un fallimento - pleonastico