Dalla tragedia greca il vero volto del potere in Europa

A questo punto non ci sono più scusanti, niente giustificazioni, niente più da attendere. Che Tsipras fosse un bugiardo lo avevo già detto alcuni mesi fa: il dubbio che rimaneva riguardava solo l’oggetto delle sue bugie. Ora lo sappiamo con certezza: ha preso per il culo i suoi concittadini.

Non è importante che l’accordo firmato sia poco meglio o poco peggio di quello rifiutato mediante il referendum (truffaldino) del 5 luglio: firmando un accordo che impone aumenti di tasse, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, Tsipras ha tradito quel voto con cui i greci gli chiedevano di cambiare strada. A cambiare strada lui non ci ha nemmeno provato, non ne ha mai avuto l’intenzione. A cosa sono serviti allora questi cinque mesi di trattative avvilenti?

Nonostante l’apparente complessità della situazione, quello che succederà adesso è piuttosto semplice da capire. La Grecia ottiene un prestito per saldare altri prestiti (comportamento tipico dello strozzinaggio), per cui non cambia nulla; anche se le accordassero un taglio consistente del debito pubblico (peraltro tutto da verificare), nelle condizioni attuali non riuscirebbe a risollevarsi e nel giro di poco tempo si ritroverà di nuovo a corto di liquidità, in una situazione ancora peggiore di quella attuale. Del resto la stessa cosa è successa poco più di tre anni fa, il suo debito è stato tagliato per circa un terzo e oggi sta come sappiamo. Nel frattempo in Grecia le persone muoiono, ma questo evidentemente non interessa granché.

Però a qualcosa tutta questa baraonda è servita, ha fatto venire allo scoperto il vero sponsor dell’unione europea: il governo USA. Obama e i suoi ministri hanno passato le ultime settimane impegnati in un pressing per evitare ad ogni costo che la Grecia potesse abbandonare l’euro. Una posizione che sconfessa la favoletta secondo cui l’euro era necessario per poterci confrontare alla pari con i grandi del pianeta; oggi gli USA dimostrano che ci preferiscono “grandi” piuttosto che nani, per cui le cose stanno diversamente da come ce le hanno sempre raccontate.

La realtà è che la struttura che si è data l’unione europea allontana i centri decisionali dai cittadini, rende più difficili i controlli e quindi riduce la democrazia; cosa che ormai viene platealmente confermata anche dagli stessi protagonisti. E questa situazione è l’ideale affinché si possa firmare il famigerato accordo TTIP in modo che sia vincolante per tutta l’Europa e, soprattutto, senza che quelcuno metta i bastoni tra le ruote.

Gli USA nonostante quello che ci propina la propaganda sono messi abbastanza male, e hanno urgente bisogno di allargare il proprio mercato secondo le proprie regole: cosa che è più facile da realizzare con un interlocutore unico piuttosto che con i governi di ventotto paesi. Meglio ancora se il tutto avviene lontano dagli occhi di chi potrebbe avere qualcosa da ridire.

Il progetto dell’unione europea è un fallimento totale (per i cittadini ovviamente, che le multinazionali invece ne sono entusiaste) e non ammette modalità di funzionamento diverse da quelle che abbiamo visto all’opera finora. La vicenda greca ne è l’ennesima conferma.

Dentro l’unione europea non c’è futuro. L’unione europea deve essere distrutta il più presto possibile: solo così sarà possibile ridare una speranza ai popoli europei.

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