Dalla Grecia all’Italia: basta guardare i numeri

Non era difficile da prevedere. Dopo che a fine maggio i mercenari di Standard & Poor’s avevano declassato l’affidabilità dell’Italia, ecco arrivare altre bordate, concentrate nel giro di pochi giorni, provenienti stavolta dalla corazzata Moody’s. Prima con l’annuncio che il debito pubblico potrebbe essere declassato entro breve anche da loro, poi con l’avviso che venivano messe sotto osservazione alcune grandi aziende pubbliche come Enel, Eni, Finmeccanica, infine con un intervento su ben sedici banche.
Non era difficile da prevedere, e infatti avevo scritto che quello era l’inizio della guerra; e se l’ho previsto io che non sono un economista e capisco poco di queste cose, figuriamoci quelli che invece sono esperti. No? No, perché questi geni, a partire dai nostri ministri, in questi casi cascano sempre dalle nuvole. Quello che stiamo passando, e che passeremo nei prossimi mesi e anni, è di una chiarezza sconfortante: basta guardare la Grecia. Nei giorni scorsi la Grecia ha varato un piano finanziario (non “economico” ma finanziario, che l’economia è un’altra cosa) che comporta 28 miliardi tra tagli al settore pubblico e nuove tasse, più 50 miliardi di privatizzazioni. Il tutto per ottenere cosa? 12 miliardi. In regalo? No, in prestito, ovviamente.
Anche un deficiente capirebbe che la cosa non ha senso. Costringi i cittadini ad un programma di lacrime e sangue per avere un prestito pari appena al 15% dell’ammontare complessivo; se non sei scemo, fai uno sforzo in più, tagli per 40 miliardi, eviti di prendere il prestito e recuperi da subito gli interessi. E le persone sanno che almeno quei soldi che tirano fuori non vanno ad ingrassare qualche strozzino. Chi fa politica dovrebbe preoccuparsi non solo di far quadrare i conti, che per quello basta un ragioniere qualsiasi, ma anche di “come farlo”.

Così, mentre la Grecia infila volontariamente la testa nel cappio che Europa, FMI e compagnia cantante le hanno amorevolmente preparato, noi guardiamo i TG senza capire perché quella gente va in piazza a protestare.
Capire il perché di tutto questo sembra impresa sovrumana, tanto appaiono complicate le questioni; in realtà la spiegazione è piuttosto semplice ed è anche evidente. Basta guardare i numeri: come in qualsiasi bilancio contano di più i numeri più grossi. Il numero più grosso qui è rappresentato da quei 50 miliardi di privatizzazioni, e questo spiega abbondantemente il perché di questa pressione.
La Grecia deve dismettere i suoi servizi pubblici e svenderli a quattro soldi a qualche grossa azienda privata (con ogni probabilità straniera), così poi questa avrà in mano una fonte di sicuro guadagno; e se un giorno decideranno che quel guadagno non basta potranno sempre aumentare le tariffe, tanto nei servizi pubblici non c’è praticamente concorrenza. E i cittadini greci costretti a pagare tutto questo? A lor signori non interessa, l’importante è che i pezzi grossi, quelli che hanno miliardi da muovere, possano fare il loro porco comodo.
Oggi la Grecia, domani il Portogallo, dopo domani… l’Italia?

Questa è la vera globalizzazione, i mercati aperti, le maggiori opportunità, gli scambi internazionali, tutte cose riservate a pochi soggetti: grandi finanzieri, amministratori di holding, gruppi mafiosi e massonici, tutta gente senza scrupoli che ha come unico obiettivo l’accumulazione di beni senza limite. Gente che lavora dietro le quinte, che manovra banche, agenzie di rating, governi e istituzioni internazionali. Noi ce la prendiamo, e giustamente, con i nostri politici, ma il vero potere e il vero nemico è nascosto dietro di loro.
Questa è la vera globalizzazione, e senza la sovranità monetaria, ormai regalata ad un soggetto privato indipendente che opera in tutto e per tutto come uno strozzino, non abbiamo neanche la possibilità di difenderci.

Guarda caso, tra i tanti paesi entrati in crisi negli ultimi tre anni, ce ne è stato uno che è apparso subito sull’orlo della bancarotta per poi scomparire completamente dai notiziari: l’Islanda. Perché non se ne è parlato più? Semplice, perché dà un cattivo esempio. L’Islanda, forte del fatto che ha il controllo della sua moneta ha detto “io non pago” e non ha ceduto ai ricatti. Così l’FMI e gli altri strozzini sono dovuti scendere a patti per vedere di recuperare almeno una parte dei loro finanziamenti truffaldini. Una cosa che nessuno dei paesi dell’area Euro oggi può fare.

Il governo per tranquillizzarci dice che la nostra situazione non è come quella della Grecia. Sarà, ma allora perché hanno varato una manovra da 68 miliardi?

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