Dal meno peggio al peggio e basta

Sono passati quasi tre anni da quando scrivevoIl peggior governo nella storia della Repubblica se ne sta per andare per lasciare il posto al peggior governo nella storia della Repubblica“. Non che fosse difficile da prevedere: era infatti evidente, a chi non aveva occhi e orecchie ben chiusi, come il passaggio da Berlusconi a Monti fosse frutto di un colpo di stato diretto dall’estero e garantito dal Quirinale. Ed era pure chiaro come lo scopo di una simile operazione fosse di mettere sotto stretto controllo l’Italia, per realizzare quello che da troppo tempo era nei desideri di chi governa la finanza e, per suo tramite, la politica: accaparrarsi le enormi ricchezze di cui dispone il nostro paese. Operazione che oggi, al terzo governo consecutivo nominato a prescindere dagli italiani, rischia seriamente di fare grandi passi in avanti.

Tornando però a quello che di fatto è stato l’ultimo governo scelto dagli italiani, osservo sempre più spesso un atteggiamento (comprensibile) di rimpianto che tende a cancellare (incomprensibilmente) ciò che quel governo e quelle persone hanno fatto. Una sorta di assoluzione postuma all’insegna del “chi è venuto dopo ha fatto peggio, quindi chi c’era prima ha operato bene”.

Che il dopo Berlusconi sarebbe stato peggio l’ho detto allora e lo confermo oggi. Che il modo in cui è avvenuto il passaggio, a prescindere dalla qualità del prima e del dopo, fosse inaccettabile l’ho detto allora e lo confermo oggi: per intenderci, non sono tra quelli che hanno festeggiato la defenestrazione di Sua Bassezza. Che tutto questo possa però giustificare una rivalutazione del suo operato, proprio no.

Non possiamo infatti dimenticare i danni che Berlusconi, insieme agli altri insulsi personaggi che grazie a lui sono approdati ai più alti livelli della politica, ha prodotto all’Italia: un massacro che dalla giustizia all’istruzione, dalla sanità alla pubblica amministrazione, fino a tutti gli altri comparti della vita economica e sociale, ha demolito mattone dopo mattone le istituzioni pubbliche e le regole stesse della convivenza. Non possiamo infatti dimenticare che l’attuale, incostituzionale, legge elettorale è opera loro, ed è anche grazie a questa se il Parlamento oggi si trova nella condizione di poter distruggere ciò che resta della Costituzione. Una distruzione che non si è limitata al piano politico ma che è passata a quello sociale, radicando in tante persone l’idea per cui tutto è lecito se hai la forza sufficiente per imporlo.

I risultati sono ben visibili. Oggi che, in teoria, abbiamo un governo di sinistra, vediamo come le varie iniziative vengono portate avanti con una arroganza e una violenza perfino superiori ai precedenti governi di destra. E, cosa ancora più grave, vediamo tanti cittadini che difendono questo modo di procedere. Ancora una volta, non c’è una gran sorpresa in questo: tutto ciò che Berlusconi ha fatto da quando è arrivato al potere, al di là di una contestazione spesso più di facciata che sostanziale, è stato in realtà avallato dalle forze di sinistra, che infatti si sono ben guardate, quando sono state al governo, dal rimediare ai danni fatti.

Anche per la miglior situazione, sotto il profilo economico, dell’Italia nei primi anni della crisi non è che Berlusconi abbia meriti particolari. L’Italia ha retto meglio di altri l’arrivo della crisi perché aveva storicamente una situazione decisamente migliore: un avanzo primario stabile, un indebitamento con l’estero contenuto, un’industria ancora funzionante e una minore esposizione delle banche sul mercato dei derivati, hanno smorzato gli effetti della crisi. Crisi che comunque c’era e che Berlusconi, rendendosi ridicolo, ha sempre negato (ricordate “i ristoranti sono pieni“?). Il massimo che possiamo riconoscergli è di non aver peggiorato la situazione applicando i provvedimenti che venivano sollecitati dall’estero. Del resto non si può fare sempre bene, ma non si può neanche fare sempre male. E’ un fatto statistico.

Se quindi la situazione oggi è grave, e tende a peggiorare, la responsabilità va senz’altro attribuita prima di tutto ai governi Monti, Letta e Renzi, rei di difendere gli interessi stranieri contro quelli italiani. Ma una responsabilità non minore va assegnata a Berlusconi che ha creato, sotto diversi fronti, le condizioni politiche e sociali affinché ciò fosse reso possibile.

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