Crisi: la solita vecchia musica

Alla faccia di chi pensava che la politica italiana fosse cambiata.
L’UDC si è ritirata dal governo, poi anche AN ha annunciato, o perlomeno minacciato, altrettanto. Perchè ci si ritira da un governo? Perchè non se ne condividono (più) gli obiettivi, perchè si è preso un provvedimento che non è condiviso. I motivi possono essere tanti, ma comunque alla base ci deve essere una novità importante che cambia le premesse su cui il governo si era costituito. Ma così non è. Perchè “nel” governo non è successo niente che giustifichi un simile rovesciamento; erano tutti d’accordo sul programma e sui provvedimenti, hanno sempre preso le decisioni di comune accordo e, soprattutto, tutti hanno difeso a spada tratta il governo dalle critiche, anche nei momenti in cui evidentemente c’erano dei dissidi interni.
Se prima erano tutti d’accordo, perchè adesso l’accordo non c’è più, dal momento che non è cambiato niente di sostanziale? E se oggi non condividono il programma di governo, non lo condividevano neanche prima, visto che è sempre lo stesso; quindi perchè fino ad ora sono stati zitti e buoni?
Per le poltrone? Il potere? E’ meschino anche solo pensarlo, eppure… (A pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia. Andreotti)
Quello che ha portato alla crisi, è successo “fuori” dal governo: la coalizione di maggioranza ha perso le elezioni regionali. E allora? Sicuramente questo voto è un segnale politico molto importante, ma questo non modifica minimamente il rapporto con il Parlamento, sulla cui fiducia il governo porta avanti il suo lavoro. Del resto non sono neanche le prime elezioni che perdono.
Ma UDC e compagni stavolta hanno capito che alle prossime elezioni politiche prenderanno una batosta, e che molti di loro se ne andranno a casa. Allora il problema non è l’attività del governo, ma solo evitare che la pioggia diventi un diluvio e, se possibile, recuperare qualche voto.
Io non condivido la politica di Berlusconi e del suo governo, ma devo dargli atto di una cosa: è coerente, ha un obiettivo e fa di tutto per raggiungerlo, infischiandosene di tutti coloro, amici e nemici, che gli gridano contro. Ha molti altri difetti, ma ha coraggio da vendere.
A chi oggi mette in crisi il governo per un pugno di voti, per paura di restare a mani vuote, per il terrore di perdere la poltrona, va tutto il mio biasimo.
Voglio vedere governi che presentano Progetti (con la P maiuscola) capaci di far crescere la società e il paese; governi con il coraggio di portare fino in fondo i loro progetti, senza chiedersi se i voti saranno di più o di meno; governi che vanno avanti perchè credono che quel progetto sia giusto. E quando arrivano le elezioni, quelle politiche, saranno i cittadini a dire se il progetto era giusto o sbagliato. Perchè questa è la democrazia.
Purtroppo ci aspetta un anno di campagna elettorale, un governo che si tiene per miracolo e non riuscirà più a combinare niente, una finanziaria che (come l’ultima del governo di centro-sinistra) seminerà soldi qua e là per raccogliere consensi, un aggravamento ulteriore di tutte le crisi che affliggono il nostro povero paese.
Spero di sbagliarmi, ma ci credo poco.

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