C’era una volta l’informazione

L’altro giorno, aspettando di poter parlare con un tizio, mi è capitato di sfogliare un paio di quotidiani, evento abbastanza raro per me che le notizie preferisco trovarmele da solo. Resto del Carlino: notizia centrale della prima pagina, il recupero della Costa Concordia. A seguire altre cinque pagine abbondanti di articoli sullo stesso argomento. Corriere della sera: idem per la prima pagina, ma solo un paio di pagine interne dedicate. C’è da dire che le pagine del Corriere sono più grandi di quelle del Carlino, per cui il confronto non è proprio alla pari, ma non è molto importante: la sostanza è che una parte consistente di due giornali di un certo rilievo (e sono certo che per gli altri sia lo stesso) è dedicata ad una questione che merita sì e no una foto e dieci righe.

Verrebbe da pensare che non ci sono argomenti più rilevanti su cui informare il pubblico. Del resto che cosa mai starà succedendo in giro per il pianeta più importante del relitto di una nave che un cretino ha schiantato sugli scogli ammazzando una trentina di persone?

Per caso c’è una guerra in un paese altamente strategico per il commercio petrolifero, al confine tra Europa e Asia? Una guerra che rischia di mettere in crisi gli equilibri internazionali riportandoci indietro di decenni? Nooooooo!

Mica ci sarà una crisi economica che si trascina da anni distruggendo aziende e famiglie, e cancellando d’un colpo il benessere costruito in decenni di duro lavoro? Nooooooo!

Non starà magari succedendo che il più grande progetto politico degli ultimi secoli, l’unificazione volontaria e pacifica di un intero continente, stia fallendo miseramente divorato dall’avidità di quattro speculatori? Nooooooo!

Incidentalmente il governo di uno stato mediorientale sta massacrando i suoi stessi cittadini, casualmente quella parte che ha una fede religiosa diversa dalla maggioranza? Nooooooo!

Oppure il governo di uno stato europeo evoluto, civile, ammirato da tutti, da sempre culla di civiltà e democrazia, incurante dei disastri che la crisi economica sta compiendo, si adopera per completare l’opera smantellando ogni residuo di democrazia? Nooooooo!

Sì, lo so: potrei andare avanti fino a domani e la lista sarebbe comunque incompleta. E resterebbe la scoperta dell’acqua calda. Che l’informazione (termine oramai ben poco idoneo a identificare il settore) in Italia da tempo si adoperi per nascondere la realtà, è cosa risaputa, e non varrebbe neanche la pena di parlarne. Se non fosse per un paio di particolari.

In primo luogo è davvero curioso che spesso le stesse persone riconoscono questa anomalia, ma poi utilizzano quella (presunta) informazione e la fanno propria.

“Hai letto l’articolo di Caio? Entro l’autunno ci sarà la ripresa economica.”

“Ma tu ancora credi alle favole che scrivono sui giornali?”

“Certo che no. Però se lo scrivono, qualcosa di vero ci dovrà pur essere.”

Ecco, questo succede tutti i giorni. Una sorta di effetto dissociativo che non è giustificabile con la banale stupidità. Meriterebbe l’attenzione di qualche esperto.

L’altro aspetto è più grave, ed è dato dal fatto che grazie alla disinformazione praticata in modo sistematico dagli organi di informazione molte cose vengono ignorate o conosciute in modo assai diverso dalla realtà. Penso, giusto per fare un esempio, alle tante persone ancora convinte che la crisi sia causata dal debito pubblico o dalla corruzione; frutti, questi come tanti altri, di anni di menzogne ripetute quotidianamente.

Così, mentre l’informazione vera rimane appannaggio di una ristretta cerchia di persone più o meno vicine al potere, e di qualche idiota utopista che si sbatte per capire cosa succede davvero, la massa delle persone si beve le menzogne di regime e vive nella sua ignoranza, lamentandosi quasi sempre per il motivo sbagliato. Che poi non è neanche necessario mentire: spesso basta dire la verità a pezzi per trasmettere una menzogna senza mentire. Esattamente come per il caso dei due giornali che sfogliavo: mica hanno mentito. Il recupero della Concordia è vero e comunque hanno parlato anche delle altre notizie su cui ho ironizzato sopra. Poi bisogna vedere “come” ne hanno parlato, cosa hanno scritto e cosa hanno omesso; senza contare la rilevanza e la visibilità che si dà alle notizie che riempiono le prime pagine rispetto a quelle delle pagine interne.

Se oggi si parla della Concordia o dei processi di Berlusconi (un evergreen) piuttosto che delle porcate che sta commettendo il governo o del salasso che ci aspetta in autunno, la responsabilità è dell’informazione che ha abdicato da tempo al suo ruolo scegliendo di servire il potere. Potere che, grazie a questo, può agire indisturbato fregandosene dei pochi che si ostinano a resistere.

La lotta per difendere la nostra vita e la nostra civiltà è prima di tutto lotta per la democrazia; e la democrazia passa inevitabilmente attraverso l’informazione: se manca una, manca anche l’altra.

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