Capolinea

Davvero non c’è più molto da dire: la situazione che si è prodotta negli ultimi diciotto mesi è di portata tale che nessuno può ignorarla o ridurla ad un normale avvicendarsi di eventi più o meno significativi. L’azione dei centri di potere è talmente violenta e palese che chi vuole capire capisce, e chi non vuole capire… evidentemente ha altri problemi.

Penso che il termine tecnico più adeguato per descrivere l’attuale situazione italiana (ma che non si limita al nostro Paese) sia totalitarismo. Il potere non si limita a volere il controllo totale della situazione, ma pretende su questo un’adesione incondizionata da parte dei cittadini. Il dissenso viene etichettato e trattato come eversione, chi esprime anche solo un dubbio viene criminalizzato.

Tutto questo a dispetto del mantenimento formale della democrazia, di cui però in realtà rimane solo l’apparenza, la liturgia. Di fatto tutto il potere è nelle mani del governo, e non esiste in Parlamento un solo partito che si opponga a questo scempio; in vario modo tutti concorrono all’involuzione del sistema verso l’abisso, incluso colui che dall’alto del colle dovrebbe essere il garante della Costituzione. Anche le poche voci non allineate, sono ridotte (consapevolmente o meno) a mendicare briciole di cui poi fanno sfoggio ipocrita senza curarsi della loro irrilevanza.

In questa situazione l’imposizione dell’obbligo vaccinale prima e ora del lasciapassare (il cosiddetto green pass) per lavorare e accedere a tutta una serie di servizi, costituisce un elemento di particolare gravità: si dividono i cittadini in due categorie e si tolgono diritti ad una delle due. Un metodo già applicato molte volte in passato, un metodo che produce disastri di cui poi (troppo tardi) ci si chiede “come è potuto succedere?” Ma, a dispetto di chi fino a ieri rifiutava di vedere la gravità della situazione e tendeva a minimizzare, anche questo muro è stato abbattuto: la discriminazione è tra noi, ed è legge dello Stato.

Non si fermeranno. Hanno dimostrato a più riprese che sono disposti ad andare avanti a qualsiasi costo e che sono in grado di farlo. Non importa cosa dicano le leggi, la Costituzione, i regolamenti europei (che diventano vincolanti solo se fa comodo); non importa se le disposizioni di oggi sono in conflitto con quelle di ieri, se tutto l’impianto si regge su menzogne, se i cittadini protestano; non importa se le persone muoiono. Perché, nonostante tutto questo sia ufficialmente motivato da problemi sanitari, è evidente che della sanità e della salute non frega niente a nessuno.

Il sistema di regole su cui si fonda il funzionamento della società non esiste più: coloro che dovevano tutelarlo lo hanno distrutto per scopi che sono evidentemente molto diversi da quelli dichiarati. Siamo in guerra, una guerra che un gruppo di ricchi avidi e psicopatici porta avanti da qualche decennio; un virus nuovo è stata l’occasione perfetta per accelerare la sua azione, e puntare ad obiettivi altrimenti difficili da raggiungere.

Non finirà presto, né bene. Temo che i danni fatti alla società siano troppo gravi per poterne uscire con il buon senso e una pacca sulla spalla. Ci aspettano scelte difficili.

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Con questo articolo il blog chiude. Alla stanchezza, si unisce l’evidente inutilità di uno sfogo che è sempre più un gridare alla luna e la constatazione che, dato il quadro di cui sopra, quello che vorrei scrivere potrebbe attirarmi problemi di cui faccio volentieri a meno.

Auguri a tutti. Ne avremo bisogno.

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