Caccia al moderato

Berlusconi vuole fare il partito dei moderati, tutti i partiti del suo schieramento gli fanno l’eco ma, a parte Forza Italia, se la fanno sotto solo a pensarci; dall’altra parte fanno a gara a chi si dichiara più moderato, e intanto si fanno le scarpe l’uno con l’altro. Tutti vogliono catturare il voto dei moderati.
Problema: chi è il moderato? Moderato: comportamento, azione e simile, non eccessivo, contenuto o ridotto entro i limiti imposti dalla convenienza o dalla tollerabilità. (Fonte: dizionario De Mauro).
Se proviamo ad applicare questa definizione al panorama attuale scopriamo che di moderato la nostra politica ha ben poco. Di certo non i toni: qualunque sia la cosa da dire (ma soprattutto quando non c’è niente da dire) si usano toni da crociata, da guerra all’infedele, visioni apocalittiche comprese. Sarà moderato lo stile, il comportamento. No, anche quello lascia decisamente a desiderare, al punto da farci vergognare di essere italiani.
Rimangono i contenuti, che poi sono ciò che conta davvero. Ecco, sui contenuti a volte si vede la moderazione. Ma non è una buona notizia, perchè questa moderazione si traduce di regola in un compromesso al ribasso, ci si accontenta; o meglio, loro si accontentano, noi ce la prendiamo in quel posto.

Diciamo la verità: la situazione dell’Italia è drammatica, la produzione industriale è ridotta all’osso, il commercio è in crisi, i conti pubblici fanno paura, i disoccupati sono un esercito, l’evasione è triplicata, la giustizia è una chimera. Sono pessimista? E’ che mi guardo intorno e non trovo alcun motivo per essere ottimista; gli unici ottimisti sono rimasti quello dell’Unieuro e Berlusconi. Uno mi fa pena, l’altro mi fa rabbia.
Ci sarebbe tanto bisogno di moderazione, nei toni e nello stile, ma non nei contenuti: la situazione è tale che occorrerebbero interventi violenti per invertire la rotta. Ma ci vuole coraggio per proporli e portarli avanti, il coraggio di essere impopolari, di perdere voti, di non accettare scorciatoie, perchè i risultati non possono essere visibili nel breve periodo.
Non sto parlando di iniziative “lacrime e sangue”; ne abbiamo già viste e subite negli anni, ma erano tutte mirate a risultati di portata limitata. Cose di questo tipo servono solo a tirare avanti qualche mese in più, forse a fare bella figura con l’Europa, di sicuro a svuotare ancora di più le nostra tasche.
Qui si tratta di rifare l’Italia.

Quello che ci vuole è un progetto di società, basato sull’etica e sulla responsabilità, nel quale ogni cittadino si senta parte integrante dello Stato e non veda più i doveri civici come un peso inutile; ci vuole una nuova idea di economia da innestare su questa società, un’economia basata su una reale concorrenza, in cui gli imprenditori siano liberi di confrontarsi sul mercato, ma responsabili dei loro prodotti; ci vuole uno stato con una burocrazia leggera, ma attento a chi fa il furbo e sempre pronto ad aggiustare gli squilibri che si creano.
Questa è la strada che ci permetterà di risollevare le sorti della nostra povera Italia, il resto sono frottole. Ma ci vuole moderazione nei toni e nello stile, non nei contenuti, ci vogliono almeno venti anni per vedere risultati seri, ci vuole una classe politica degna di questo nome. Ci vogliono le palle.

Io non sono un moderato, e non voglio esserlo. La moderazione è per chi ha già messo al sicuro il suo futuro; per noi, comuni mortali, è un lusso che non ci possiamo più permettere.

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