Caccia ai fannulloni telematici

Ormai ho perso il conto. Da quando al dipartimento della funzione pubblica c’è Brunetta, non passa settimana senza una presa di posizione contro il malcostume dilagante nel pubblico impiego; oggi i fannulloni, domani i falsi malati, poi quelli che vanno a fare la spesa, fino a chi fa il doppio lavoro e addirittura chi utilizza per interesse personale le dotazioni dell’ufficio. Azz! Fortuna che è arrivato Brunetta che li mette in riga tutti questi parassiti.
Già, perché questo sono (anzi, siamo) i pubblici dipendenti: niente più che dei parassiti, dediti allo sfruttamento per fini personali di quel poco di risorse pubbliche che ci restano; decenni di vergogne che finalmente vengono messe a nudo. Davvero ci voleva un uomo della statura di Brunetta!
Perché ne parlo? Perché spulciando i titoli dei giornali ho trovato sul Sole 24 ore “Brunetta vieta l’uso privato di Internet ai dipendenti pubblici”. Non occorre che lo dica, sono di parte e non me ne vergogno, mi sono limitato a fare una smorfia, ho pensato con superficialità “siamo alle solite”, e sono passato oltre.
Però qualcosa mi stuzzicava, forse perché io uso Internet in maniera intensiva sia per lavoro che per diletto; così sono tornato indietro a leggere l’articolo. L’articolo descrive una direttiva appena emanata, che sostanzialmente dice che il dipendente pubblico non può utilizzare i mezzi telematici forniti dalla propria amministrazione per esigenze di carattere personale o comunque non legate al lavoro. La cosa puzza lontano un miglio, quindi decido di andare alla fonte, e sul sito del governo trovo la direttiva 02/09 del 26/05/2009. E leggo. Già, perché spesso basta leggere per scoprire la verità; naturalmente bisogna leggere le fonti originali, e non le rielaborazioni di qualche quacquaracquà.

La direttiva apre riconoscendo che le attrezzature telematiche sono ormai strumenti essenziali, che i lavoratori le usano sia per il proprio lavoro che per questioni private, che monitorare i diversi utilizzi è difficile, che questo doppio uso non comporta costi significativi per le amministrazioni, che bisogna fare molta attenzione ad affrontare il tema perché implica questioni delicate. Ma va?!
Prendo atto del fatto che il dipartimento della funzione pubblica si è reso conto di essere nel 2009, me ne rallegro, e vado avanti con la lettura.
Sulle misure che le amministrazioni devono adottare “per assicurare la funzionalità ed il corretto impiego degli strumenti ICT da parte dei propri dipendenti”, la direttiva parla di rispetto del principio di proporzionalità, di non eccedenza delle attività di controllo, di inammissibilità di controlli prolungati costanti e indiscriminati. E ovviamente di dover fare tutto “rispettando le procedure di informazione/consultazione delle rappresentanze dei lavoratori previste dai contratti collettivi”, nonché dell’obbligo di informare preventivamente i lavoratori. Un approccio decisamente morbida da parte di un ministro che non perde occasione per agitare il bastone.
Poi comincia il bello.

Si ricorda che i dipendenti hanno l’obbligo “di adottare comportamenti conformi al corretto espletamento della prestazione lavorativa ed idonei a non causare danni o pericoli ai beni ed agli strumenti ad essi affidati, tra i quali vi sono le attrezzature ICT e i sistemi informativi messi a disposizione dall’amministrazione”; e che questo obbligo è sancito da norme contrattuali e di legge, anche di rilevanza penale. Quindi niente di nuovo, era già tutto stabilito. Tanto che vengono richiamati il codice disciplinare dei contratti collettivi, il decreto ministeriale del 28/11/2000, le sentenze della Corte dei Conti 1856/2003 e 83/2006. Tutta roba risaputa che ha due conseguenze: da un lato giustifica i contenuti della direttiva, dall’altra ne evidenzia l’inutilità.

Segue un altro sproloquio di norme e sentenze a proposito della tutela della riservatezza. Ancora una volta questo dimostra che la direttiva non dice niente di nuovo, perché è già tutto scritto. In particolare è la delibera n° 13 del 01/03/2007 del garante per la privacy, puntualmente citata nella direttiva, che “ha fornito le linee guida per l’utilizzo nei luoghi di lavoro della posta elettronica e di Internet”.
Tuttavia, l’utilizzo di Internet per svolgere attività che non rientrano tra i compiti istituzionali potrebbe essere regolamentato e, quindi, consentito ai dipendenti per assolvere incombenze amministrative e burocratiche senza allontanarsi dal luogo di lavoro”. Perché, ovviamente, se il pagamento del condominio lo faccio online anziché andare a fare il bonifico in banca, faccio prima e sono più efficiente. Bella scoperta!

Ancora una volta il ministro agita il bastone non per risolvere un problema, ma per alzare un bel polverone; intendiamoci, il problema esiste, che ce ne sono di dipendenti pubblici che passano le ore a farsi gli affaracci loro su Internet. Questa direttiva però non introduce niente di nuovo, perché le norme esistono già tutte, e non tocca minimamente la questione sostanziale perché non fornisce alcuno strumento di controllo reale. Come nel recente caso dei certificati medici fasulli, quello che è stato denunciato come comportamento illegale, lo era già da prima, e quindi non è cambiato nulla.
Ciò che emerge da questi periodici polveroni, a parte un ministro che ogni tanto ha bisogno di ricordare al mondo che esiste, è la volontà di colpire la categoria dei pubblici dipendenti, di martellarla ai fianchi e di esporla al pubblico ludibrio.
Il pubblico dipendente è un nemico da abbattere; questa è la missione che si è dato. E ogni volta è un pezzo che si aggiunge alla strada che porta allo smantellamento della pubblica amministrazione, autentico obiettivo finale. Brunetta non è un incapace, come qualcuno sostiene; anzi sa esattamente quello che fa e lo porta avanti scientificamente: una guerra tra poveri (purtroppo neanche l’unica che ci ha regalato questo governo) che ci porta a scannarci per un tozzo di pane, mentre loro si apparecchiano il banchetto.

E’ un gioco al massacro, ed è un gioco che funziona; funziona talmente bene che spesso sono gli stessi dipendenti pubblici a sostenere le valide ragioni del ministro. “Però ha ragione, quello che dice è vero”. Quando sento queste affermazioni dai miei colleghi mi sento male; è la vittima che ringrazia il suo carnefice.
Non è difficile dire cose vere: anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno.

One thought on “Caccia ai fannulloni telematici

  1. Concordo pienamente vi è una sola cosa che è amata al di sopra di tutto dalla famiglia Mastella: il potere

    Purtroppo è in buona compagnia di quasi tutti gli altri politici campani