Bufale: questo articolo nuoce gravemente alla salute

La guerra dell’informazione procede spedita e continua a mietere vittime. Stavolta a cadere è stato il senso del ridicolo, ma siccome è successo ad opera di un comico nessuno ci ha fatto caso.

Dopo che Renzi, Boldrini, Mattarella e compagnia cantante si sono sbizzarriti in acrobatici quanto inconsistenti esternazioni per giustificare la loro volontà di mettere a tacere le voci scomode… Come? Ah, loro vogliono solo mettere i cittadini al sicuro dalle bufale, dalle fake-news (l’anglosassone va sempre di moda quando ti devono fottere). D’accordo, per chi crede alla favola della loro buona fede l’articolo finisce qui.

Ora che gli ebeti ci hanno lasciato possiamo evitare tanti giri di parole. Stavo dicendo… Dopo che lor signori si sono variamente espressi a favore della censura, ed è un coro non solo italiano poiché ogni potente ha i suoi motivi per richiederla, è arrivato Giovanni Pitruzzella. Presidente dell’antitrust, una istituzione che in teoria non c’entra nulla con l’argomento, ha rilasciato un’intervista al Financial Times (chissà perché, certe cose vanno sempre a farle all’estero) in cui propone l’istituzione di una struttura che possa controllare il web, individuare le bufale, bloccarle e procedere alla relativa sanzione. Il tutto possibilmente non in Italia: il problema è sovranazionale, quindi cosa c’è di meglio di una struttura interna alle istituzioni europee? Una cosa lontana dai cittadini ma anche dai loro governi e parlamenti; magari un gruppo di persone che, come quello della BCE, non risponde a nessuna giurisdizione e non è imputabile per ciò che fa.

In condizioni normali la cosa andrebbe presa per quello che è. Una divagazione, una chiacchierata in libertà, una bufala. Ma non viviamo tempi normali e l’intervista di Pitruzzella definisce in modo fin troppo chiaro quali sono le vere intenzioni del potere (lo so, questa frase manda via di testa Giorgio, ma che ci posso fare?).

Poi arriva Beppe Grillo, che avrebbe gioco facile a demolire l’esternazione di Pitruzzella; magari cominciando dal fatto che proprio un’ampia concorrenza, anche nell’informazione, aiuta ad ottenere prodotti migliori, cosa che Pitruzzella, da presidente dell’antitrust, dovrebbe sapere bene. Invece no. Grillo di fatto non contesta la proposta di Pitruzzella, anzi, la riadatta e la fa sua (un po’ quello che ha fatto il PD con il reddito di cittadinanza; si saranno messi d’accordo?). Una giuria popolare estratta a sorte che determini la veridicità delle notizie. Qualsiasi commento è superfluo, che con i miei amici grillini ho già abbastanza problemi.

A parte il fatto che le menzogne sono sempre esistite, in politica e in ogni altro campo, e ogni tentativo di intervenire su di esse ha prodotto una censura ben peggiore del male; a parte il fatto che, nel malaugurato caso in cui si dovesse fare una cosa del genere, non andrebbe controllato solo il web ma qualsiasi mezzo di diffusione (e questo per la verità Grillo lo dice); a parte il fatto che già oggi molte bugie vengono scoperte e denunciate proprio grazie al web; a parte il fatto che un eventuale gruppo dedicato a questa attività dovrebbe poi a sua volta essere controllato; a parte il fatto che per come viene proposto si tratta sempre di qualcosa che si muove fuori da qualsiasi sistema giuridico, per cui parlare di sanzioni è semplicemente demenziale. A parte questo e molto altro che si potrebbe dire ma che sarebbe inutilmente lungo, a nessuno viene in mente il problema di fondo. Quale?

E’ IMPOSSIBILE.

La quantità di dati e informazioni che viene inserita ogni giorno sul web (ammesso pure di voler controllare solo quello) è talmente grande che ci vorrebbe un esercito di persone dedicate a censirlo. Tanti anni fa, agli albori dell’Internet diffusa, alcuni motori di ricerca non utilizzavano algoritmi automatici per indicizzare le pagine web, ma persone che le caricavano e facevano il lavoro manualmente; un lavoro molto migliore in termini qualitativi ma… hanno chiuso tutti, perché era impossibile già allora sostenere un carico del genere. Figuriamoci oggi.

L’unica possibilità è che ci si affidi ad un algoritmo, un programma, con tutti i limiti che questo comporta. E sarebbe quindi niente di diverso da un Google qualsiasi; il quale, legittimamente, non ci pensa proprio a far conoscere i suoi algoritmi. Risultato: saremmo nelle mani del produttore dell’algoritmo.

Perché nessuno dice che questa cosa è tecnicamente impossibile? Perché non ha nessuna importanza, tanto non la faranno. Non in questi termini. Faranno una cosa diversa e molto più semplice. Una legge, o una direttiva UE se riusciranno a mettersi d’accordo, che definisce la fattispecie del reato e stabilisce le sanzioni. E basta. Non ci sarà nessuno che si mette a controllare miliardi di pagine web. Poi, quando capiterà che qualche potente si sentirà infastidito da Tizio o da Caio che hanno scritto cose poco piacevoli, potrà contare su un’arma in più. Sarà un lavoro “su richiesta”. E una sanzione anche modesta è più che sufficiente a far chiudere la maggiorparte dei blog.

Su questo argomento non ci possono essere tentennamenti: la libertà, una volta persa, è persa per tutti. La libertà di espressione è un diritto costituzionale (art. 21) ed è ora che quella Costituzione difesa il 4 dicembre ci impegnamo a metterla in pratica. Io pretendo il diritto di dire che gli asini volano, che Mattarella non si lava le orecchie, che sulla Siria il nostro governo mente spudoratamente. Se in questo c’è un reato esistono già gli strumenti per sanzionarmi; agire diversamente è censura.

Ai benpensanti ai quali sembra comunque brutto che qualcuno possa dire ciò che vuole, do un compito: ditemi in quale categoria rientrano gli oroscopi, le televendite e gran parte delle pubblicità, una serie di trasmissioni che fingono di essere “reali”. E le religioni dove le mettiamo? (e così ho chiuso anche con i miei amici cattolici…)

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