Bombe, ancora bombe

New York 11/09/2001, Madrid 11/03/2004, Londra 07/07/2005. Per molte persone questa è la strada percorsa dal terrorismo islamico, una strada rosso sangue. Sarebbe davvero troppo bello, ma purtroppo non è così; la strada percorsa dal terrorismo, e non solo da quello islamico, è molto più lunga e drammatica. E comincia molto tempo prima del fatidico 11 settembre. Noi occidentali (ogni volta che uso questo termine mi chiedo che senso abbia) abbiamo la pessima abitudine di pensare che il mondo sia ristretto all’Europa e all’America del nord; quello che succede fuori da questo spazio limitato non ci riguarda. Certo, il 12/10/2002, guardando quello che era successo a Bali ci siamo indignati, abbiamo sofferto… e due giorni dopo ce ne eravamo già dimenticati. Come pure ci siamo dimenticati delle bombe di Casablanca, Gerba, Riyad, Mombasa, Karachi, Istanbul, Mosca. Già, le ultime sono in Europa, ma restano comunque abbastanza lontane, non tanto per i chilometri, quanto per mentalità; non la loro, ma la nostra gretta mentalità.

E vai con le condoglianze al governo britannico, la solidarietà, le offerte di aiuto (non che gli inglesi ne abbiano bisogno, ma è comunque un bel gesto). Anche a Bali e a Casablanca sono state inviate condoglianze, solidarietà e aiuti, ma non mi ricordo che in quelle occasioni si sia sospesa la seduta del Parlamento; un morto africano o asiatico non vale un morto inglese.
Le decine di morti di Londra fanno orrore. A Baghdad succede la stessa cosa quasi tutti i giorni, ma è una notizia che i telegiornali passano dopo lo sport. Provateci voi a vivere in una città dove ogni giorno scoppia una bomba, immaginate i dialoghi: “Ieri è morto mio cugino”, “La settimana scorsa ho perso mia madre”, “Io sono fortunato, dieci giorni fa ho perso una gamba”.
La matrice degli attacchi è sempre la stessa, il colore del sangue anche; eppure non fa lo stesso effetto.
Blair ha detto “non cambieremo il nostro stile di vita“. E bravo Blair che è andato dritto al nocciolo della questione; perché il problema all’origine di tutto è proprio lo stile di vita.
Il nostro stile di vita somiglia sicuramente molto di più a quello degli inglesi che non a quello dei pachistani, ed è per questo che il morto inglese fa più impressione: è uno di noi, potevo essere io. Il pachistano vive in una capanna e mangia cavallette, cosa ho a che fare con lui?
Non giustifica, ma è comprensibile, ha una logica. Eppure i morti sono morti, il sangue è sangue, l’orrore è orrore, a tutte le latitudini.
Ma c’è un aspetto molto più importante: lo stile di vita è la causa di tutto questo.
Quando il nostro stile di vita presuppone lo sfruttamento di risorse di cui non disponiamo, quando queste risorse vengono tolte ad altre persone, quando queste persone hanno uno stile di vita intollerabile, quando facciamo ogni sforzo per impedire a queste persone di migliorare il loro stile di vita, non possiamo meravigliarci se queste persone ci tirano le bombe.
Non giustifica, ma è comprensibile, ha una logica. Eppure i morti sono morti, il sangue è sangue, l’orrore è orrore, a tutte le latitudini.

Caro signor Blair, oltre a non essere originale (Bush padre disse praticamente la stessa cosa “il tenore di vita degli americani non è in discussione“), lei non si rende conto, o magari se ne rende perfettamente conto ma non gliene frega un tubo, dell’arroganza che trasuda dalle sue parole. E’ questa arroganza, prima di ogni altra cosa, che ci rende detestabili agli occhi di quei popoli che non possono permettersi il nostro stile di vita; perché se qualcuno mi fa un torto e mi chiede scusa, posso perdonarlo, ma se fa l’arrogante…
Signor Blair, lei è pericoloso, la sua arroganza la rende pericoloso per sé e per gli altri; lei non è il padrone del mondo, nessuno lo è. Finché non capiremo questa semplice verità, e non faremo qualcosa per dimostrarlo, nel mondo continueranno a scoppiare le bombe.

PS: Sostituendo a Blair il nome di altri politici, il cui cognome inizia sempre per B, l’articolo funziona comunque.

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