Berlusconi è la salvezza degli italiani

Oggi voglio fare outing (come dicono quelli che conoscono le lingue).
Nel 1994 Berlusconi annuncia il suo ingresso nella politica attiva. Io dico: “Molto bene, così potremo contare con precisione quanti sono gli imbecilli e i disonesti in Italia”. Perché per dare il proprio voto e la propria fiducia ad un soggetto del genere, di cui si capivano perfettamente già allora il carattere e la statura morale, ritenevo si dovesse necessariamente appartenere ad una di queste due categorie. Sbagliavo, ma ci ho messo un bel po’ di tempo per capirlo.
Il risultato dal mio punto di vista fu sconcertante: possibile che oltre metà degli italiani sia imbecille o disonesto? Ma dove sono capitato? Dopo sette mesi il governo viene mandato a casa e alle elezioni successive vince Prodi. Pensavo: “Evidentemente gli italiani hanno capito che razza di elemento sia questo omuncolo e hanno corretto l’errore dell’altra volta”. Sbagliavo di nuovo, e ancora una volta ci è voluto del tempo per capirlo. Nel frattempo tutti i politici italiani con i relativi partiti facevano di tutto per somigliare il più possibile a Sua Bassezza: la berlusconizzazione della politica avanzava inesorabile, ma anche questa è una cosa che ha richiesto del tempo per essere assimilata.
Quando alle elezioni del 2001, dopo quattro drammatici governi di centro sinistra, Berlusconi vince di nuovo, la conclusione, mia come di molti altri, è del tipo: “Sette mesi non sono bastati agli italiani per capire realmente il soggetto; probabilmente ci vogliono i cinque anni che aveva previsto Montanelli”.

Così nel 2006 si festeggia l’uscita dal tunnel: la fine del berlusconismo e l’uscita di scena del suo protagonista. “Dopo cinque anni di insulti, figuracce internazionali, polemiche e disastri assortiti, neanche i disonesti riusciranno a votarlo e gli imbecilli sono molti meno di quello che si temeva.
Come non detto. Due anni scarsi con un patetico governo Prodi, e tutto ritorna come prima, peggio di prima.

In conclusione, la situazione politica (ma non solo) italiana si può sintetizzare con alcuni concetti fondamentali, alcuni dei quali risaputi ma troppo spesso opportunamente ignorati:

  • Berlusconi incarna perfettamente l’italiano tipo: arrivista, (presunto) furbo, maleducato, avido, menefreghista;
  • questi caratteri sono da sempre ben presenti negli italiani, ma in passato erano considerati per lo più aspetti negativi; grazie a lui sono diventati qualcosa di cui non ci si vergogna più, anzi un modello da perseguire;
  • riconoscendo in lui i nostri stessi difetti siamo sempre disposti a perdonarlo qualsiasi cosa faccia;
  • la sua ricchezza (nonostante ci siano forti dubbi sulla liceità della provenienza) genera invidia e, di conseguenza, ammirazione;
  • il resto del mondo politico italiano, anziché prendere le distanze da un simile modello, lo ha inseguito e replicato, fino a dimostrarsi in diverse situazioni più berlusconiano dell’originale;
  • lo spazio politico di cui si è appropriato, grazie al vuoto creato dalle indagini del 92-93, è quello del vecchio pentapartito (DC, PSI e soci), e poiché gli italiani cambiano il loro voto con estrema difficoltà, ne ha ereditato il sostegno;
  • il principale partito concorrente (PDS, poi DS, poi PD, poi… boh?) invece di marcare le differenze e proporre un’alternativa reale, tenta in tutti i modi di infilarsi nello stesso spazio; che però ormai è occupato;
  • per quanto possa sembrare strano, molte persone oneste e intelligenti hanno votato per Berlusconi; una persona intelligente può fare una cosa stupida perché l’intelligenza è molto selettiva, mentre solo la stupidità può essere diffusa;
  • l’allontanamento di tanti cittadini dalla politica non dipende dallo schifo che ogni giorno ci sommerge, e che comunque a tanti permette di vivere, ma dalla mancanza di una reale alternativa, essendo i partiti attuali sempre più simili tra loro;
  • Berlusconi non se ne andrà mai volontariamente e chi gli chiede “un passo indietro” è un misero ipocrita.

Arrivando all’oggi (ed evitando di fare la lista sterminata delle porcate perpetrate da questo governo agli italiani) e alla crisi economica con contorno di guerra finanziaria, c’è però da riconoscere senza ipocrisia un fatto: se oggi l’Italia non sta come la Grecia lo deve a Berlusconi.
Come sta la Grecia? Male, molto male: aumentano le tasse, tagliano i servizi pubblici, le aziende di stato vengono privatizzate, cioè regalate a qualcuno (preferibilmente straniero) che dovrà guadagnarci a spese dei greci.
Come sta l’Italia? Male, molto male: però le tasse non aumentano se non in qualche ambito specifico e comunque in misura limitata, i servizi pubblici si tagliano ma poco, di privatizzazioni si parla ma ancora non si vede niente di concreto.

Se oggi in Italia ci fosse il PD al governo, questi interventi sarebbero già stati realizzati, con la scusa che “erano inevitabili”. Berlusconi non lo fa perché sa che questo gli farebbe perdere molti consensi, soprattutto l’aumento delle tasse, perché è troppo incasinato (lui come molti altri della sua cricca) in guai giudiziari, per poter rischiare di perdere la posizione da cui comunque controlla tutto, e perché fondamentalmente non gli frega un tubo di come va l’Italia.
L’inazione del governo è un fatto incontestabile, basta osservare il discorso fatto mercoledì al Parlamento, in cui è riuscito a parlare 40 minuti senza dire niente; che sia un bene o un male… dipende.
Nell’immediato è un bene perché evita agli italiani derive di tipo greco; poi magari si sta solo rimandando l’inevitabile e tutto succederà tra un mese; oppure Berlusconi riuscirà a galleggiare ancora per un po’ e lascerà agli avversari l’ingrato compito di calare la scure. Di sicuro, più tempo passa e più dovranno essere forti le misure da mettere in campo per uscire dal pantano.
Misure che, chiunque ne parli, sono quelle descritte sopra, dal momento che nessuno, almeno tra quelli che contano, mostra al momento di avere ricette diverse, e chi prova ad avanzare proposte di altro stampo viene semplicemente ignorato. Perfino i sindacati, che in teoria dovrebbero fare gli interessi dei lavoratori, si sono allineati all’idea unica che i dittatori della finanza hanno imposto.

Nel 1994 non avrei mai pensato di poter scrivere questa cosa: mi auguro che Berlusconi resista e vada avanti per la sua strada senza intervenire. Tanto la resa dei conti arriverà comunque, ma più il tempo passa, più sarà forte la botta, e maggiori saranno le probabilità che qualcuno si svegli.
Perché il problema dell’Italia non è Berlusconi, ma gli italiani che dormono beati, sicuri del fatto (in perfetto stile italico) che tanto in qualche modo ci si potrà arrangiare. A questo punto la cosa peggiore che può succedere è proprio il riuscire ad arrangiarsi, non risolvere i problemi ma metterci una pezza per andare avanti in qualche modo: un atterraggio un po’ duro ma non troppo, in modo da non disturbare troppo e da consentire agli italiani di continuare nella loro tradizione millenaria del “tirare a campare”.
Se invece Berlusconi prosegue così, facendo finta di niente e continuando a preoccuparsi solo degli affari suoi, allora ci trascinerà veramente in fondo; e quando avremo toccato il fondo, forse, troveremo anche la forza di risalire.

FORZA SILVIO, RESISTI!

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