Beppe Grillo e il popolo degli eiaculatori precoci

Ai miei figli dico sempre di essere contenti dei risultati raggiunti, anche se minimi, ma di non accontentarsi mai. La cosa, che può a prima vista sembrare paradossale, è in realtà piuttosto banale: se ti accontenti non hai lo stimolo per andare oltre, e se non sei contento ti manca la forza. Da questo deriva che se ci si propone il raggiungimento di grandi obiettivi in tempi brevi, non si riesce a valutare oggettivamente i risultati parziali, e la delusione per l’aver mancato il risultato finale rischia facilmente di distruggere qualsiasi aspettativa.

Il metodo che cerco di far passare è quindi quello del miglioramento continuo, fatto di piccoli passi avanti, piuttosto che della ricerca di un risultato eccezionale.

Senza bisogno di scomodare psicologi o pedagoghi, penso che tutto questo sia abbastanza scontato per chi abbia un po’ di buon senso. Eppure quello a cui assistiamo da dopo le elezioni mi dice che forse la cosa non è così scontata. Mi riferisco all’atteggiamento dei sostenitori del M5S.

Facciamo una semplice analisi. Quali sono i risultati raggiunti dal movimento di Grillo?

Ha presentato proprie liste in tutte le circoscrizioni; è risultato il secondo partito per voti complessivamente ricevuti tra Camera e Senato; ha eletto 162 parlamentari; ha ottenuto alcune cariche tra cui la presidenza della commissione di vigilanza sulla RAI. Questo giusto per stare ai fatti, e senza valutare gli aspetti più prettamente politici: essere diventato un interlocutore politico di primo piano, poter partecipare in prima persona alla vita delle istituzioni pubbliche, poter presentare direttamente i propri progetti di legge, aver finalmente portato in Parlamento una forza di opposizione autentica, sono risultati non quantificabili come i precedenti ma non per questo meno importanti.

Chi pensa che questi risultati siano di poco conto è evidentemente scollegato dalla realtà, e ha problemi piuttosto seri. Nella nostra storia, l’unico caso paragonabile a ciò che ha fatto il M5S in questi mesi è l’ingresso in politica di Berlusconi nel 1994. Con un paio di differenze importanti che aumentano ulteriormente il valore dell’impresa compiuta da Grillo: Berlusconi aveva già forti legami con il mondo della politica, anche se operava da dietro le quinte, per cui non si trattava di un vero esordio; inoltre spese una quantità di denaro impressionante per raggiungere il risultato (e poi per mantenerlo).

Il problema è che nell’universo dei sostenitori del movimento c’è molta delusione. Non parlo di chi auspicava l’accordo di governo col PD: queste persone non hanno evidentemente capito granché del movimento e dei motivi che lo hanno fatto nascere, e a loro Grillo ha già risposto in maniera piuttosto chiara.

Parlo invece di chi si aspettava la rivoluzione, la spallata definitiva che avrebbe abbattuto il sistema, la conquista piena del potere, la possibilità di imporre agli altri le proprie regole. Un obiettivo che è riduttivo definire ambizioso; nonostante questo ci si è arrivati molto vicino, ben oltre le più rosee aspettative. Gridare al fallimento per questo mi pare ridicolo.

Del resto si è scelto di seguire la strada maestra, di partecipare accettando le regole di quello stesso sistema che si vuole abbattere; motivo per cui quelle regole ora vanno seguite e non ha senso lasciarsi andare perché il sistema si difende. Fa incazzare, ma è nella natura delle cose, e si sapeva da prima.

Gli eiaculatori precoci, i fautori del “tutto e subito”, possono accomodarsi in piazza, luogo più adatto al tipo di rivoluzione che intendono fare, ammesso e non concesso che ne siano all’altezza.

Per gli altri ora c’è da lavorare, un lavoro duro che dovrà essere portato avanti fra mille problemi e resistenze di ogni genere; non mancheranno sconfitte ed errori, ma anche questo fa parte della nostra natura. Il vero fallimento è nella rinuncia.

Chi mi conosce sa che non sono un sostenitore del M5S: non mi piace Grillo e non mi piace il suo movimento. Questo però non mi impedisce di vedere gli aspetti positivi che rappresenta e la forza dirompente che può avere se sarà capace di crescere liberandosi dei tanti difetti di gioventù che ancora lo affliggono.

Se ogni adolescente che conclude il primo rapporto troppo velocemente avesse rinunciato al sesso, ci saremmo estinti da un pezzo.

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